Iniziamo questo blog di viaggi con il più recente che abbiamo fatto, nonostante si sia trattato di un solo giorno.

Intanto, cos’è il Lucca Comics?
E’ una manifestazione che si tiene ogni anno a Lucca da all’incirca 35 anni e negli ultimi anni si è spostato nel centro cittadino. Al suo interno contiene, grosso modo, un’area per i fumetti, un’area per le giapponeserie, una per i cosplayer e una per i giochi.
Ogni anno la manifestazione è cresciuta e quest’anno sono stati venduti più di 240.000 biglietti, raggiungendo la capienza massima della città e delle infrastrutture. Va da dire che molti padiglioni e mostre si potevano vedere senza biglietto e sono state stimate 400.000 persone in giro per la città durante questi 4 giorni. [Fonte]

Non credo ci sia stato un anno in cui io ed il mio compagno non abbiamo visitato il Lucca Comics da quando ci siamo conosciuti e già l’anno scorso l’abbiamo visitata con la pupetta di 5 mesi. Per noi il comics è l’occasione di rivedere gli amici di ogni parte d’Italia, provare qualche nuovo gioco ed, eventualmente, fare degli acquisti al supermercato della Mytholon.

Quest’anno, forti dell’esperienza dell’anno scorso e della vacanza a Parigi, ci siamo attrezzati per bene: 1,5 lt d’acqua, frutta in abbondanza, ricambi completi per la bimba, maglie in caso di freddo, biglietti presi online e, soprattutto, la fascia per portare la Piccioncina. Oltre a questo non avevamo nient’altro, niente passeggino ingombrante, nessun pranzo al sacco, nessun costume da cosplay con qualche accessorio che rubava spazio e forze.

Si sa, però, che sabato e domenica sono i giorni peggiori dato che la gente non lavora (e in più sabato cadeva festa nazionale per i morti)… e noi ci siamo stati proprio di sabato.
Siamo partiti da vicino Firenze alle 7:45 e già per l’autostrada si vedeva l’affluenza a quest’evento di dimensioni ormai internazionali, tanto che i cartelli suggerivano l’uscita di Altopascio. Noi abbiamo seguito le istruzioni di Autostrade, mentre altri amici non hanno guardato e hanno tirato dritto verso Lucca. La differenza tra i due arrivi è stata sostanziale: mentre noi pagavamo, uscivamo, raggiungevamo Lucca e trovavamo posteggio non troppo distante dalle mura, loro erano ancora in attesa di arrivare al casello.
Non è particolarmente difficile trovare parcheggio gratuito all’esterno delle mura, basta girare un po’ nella zona nord-ovest, ma per coloro che non ne avessero avuto idea vi erano i parcheggi nei dintorni con tanto di navetta. Su questo servizio non posso dire nulla, dato che non l’ho utilizzato, ma ho letto sui commenti alla pagina del Lucca Comics che spesso le navette erano spesso in ritardo.
L’organizzazione, quest’anno, ha fatto una mossa che reputo furba: mettere a disposizione dei pullman che dalle principali città italiane portavano le persone direttamente al comics e poi le riportavano a casa. Per dirne una, il solo Friuli-Venezia Giulia aveva partenze da Ronchi dei Legionari, Palmanova e Trieste e si potevano fare viaggi in giornata o separare andata e ritorno.

Dopo esser arrivati e aver posteggiato, ci siamo diretti verso la porta più vicina e mi sono messa in coda per ritirare il bracciale. Tra le due file interminabili di persone che dovevano appena comprare il biglietto (erano le 9:30-10), c’era la fila pressoché deserta di coloro che avevano preso in prevendita i biglietti e avevano bisogno del bracciale. Tale fila poteva esser evitata per coloro che si erano muniti per tempo dei bracciali inviati a casa e, mi pare ma non ne sono sicura, per chi arrivava in bus, ma io l’ho fatta in 15-20 minuti. La Piccioncina è stata tranquilla in fascia a mangiarsi la sua susina, abbiamo ritirato il bracciale e ci siamo messi ad aspettare il papà che era tornato indietro. Mentre l’aspettavamo abbiamo incontrato anche una mamma con due bimbi che dopo l’esperienza del giorno precedente (entrambi i bimbi dormienti e un solo passeggino) è rimasta molto colpita dalla fascia e mi ha chiesto ogni genere di informazioni.

Ho letto di lamentele riguardanti i pochi bagni a disposizione del comics e che erano stati divisi tra Games e in giro per la città. In effetti sulla mappa andrebbero segnalati dei punti interessanti come quelli (no, non sono ironica), ma in via Pescheria c’è un bagno pubblico a pagamento dove è stato eseguito il tutto e anche al Family Palace c’erano dei bagni con fasciatoi, questi però avevano un po’ di coda essendo nella zona dedicata ai più piccoli.
In via Beccheria c’è anche una caffetteria, lì ci siamo fermati a fare colazione. Non ho sentito pareri troppo negativi sulla parte salata (già alle 10 esplodeva di gente), ma l’eclaire al caffé e il bignè alla crema erano buoni, quasi da riconsigliare.

Da lì, cosa fare?
C’erano diversi luoghi e mostre che non avevano bisogno del biglietto e ci siamo diretti verso il Family Palace.
Qui abbiamo ottenuto sia una mappa che un programma degli eventi e ci siamo diretti al piano superiore. Tra le cose degne di nota c’erano un servizio fotografico per i piccoli cosplayer, un bruco orrendo di non ho capito ben quale gioco e, soprattutto, l’area lego. Sì, ci siamo andati soprattutto per il lego visto che non ci siamo fermati nemmeno ad uno stand ma lì siamo rimasti almeno una decina di minuti ad ammirare il lavoro dedicato a Game of Thrones… solo quello bastava a giustificare il caos di quella stanza.
Al piano sottostante c’erano altri stand con giochi per i bimbi, fumetti e cartoni animati, con due personaggi di non so che cartone stile Peppa Pig in dimensioni esagerate (no, non guardiamo Peppa).

La sala dedicata al lego
La sala dedicata al lego (Manuel D’erre Cosimo)

Quindi ci siamo divisi e io, il mio compagno e la bimba siamo andati alla Japan Town. Non c’è stato un particolare caos per le strade passando per via Rosi e poi via del Fosso e siamo arrivati all’ingresso di via della Quarquonia. Tempo 30 secondi ed eravamo all’interno. La calca alle bancarelle era bella grossa, ma nonostante tutto era vivibile. Abbiamo visto solo quelle del lato sud, ma tanto ci bastava perché non siamo appassionati di jappo… il nostro scopo era quello di raggiungere una nostra amica allo stand Crea Fx. Lì dentro, però, la nostra amica era intenta a dipingere di verde una persona e la Piccioncina è stata tranquilla… poi, d’un tratto, si dev’essere resa conto che la persona era completamente verde perché è scoppiata in un pianto disperato. Fuggiti all’esterno e trovata una panchina è stata calmata e rassicurata e poi ci siamo diretti all’esterno per tornare all’altro lato della città.
Ora, non odio i cosplayer, non odio i fotografi… ma diamine, se dovete fare le foto non potete bloccare un’intera strada molto trafficata dove neppure le auto possono passare senza schiacciare almeno 20 persone!
La Piccioncina mi si è addormentata sulle spalle e se avesse avuto un malore non sarei riuscita a passare (e molte altre persone hanno avuto malori per via dell’eccessiva folla). Dopo il tratto incasinato abbiamo optato per le vie secondarie e lì non vi era anima viva, in pochissimo tempo abbiamo percorso la strada per tornare alla porta di partenza (porta Vittorio Emanuele) e lì fuori abbiamo preso un paio di panini e ci siamo goduti un bel picnic sotto al sole.

Un bel posto per il pic nic
Un bel posto per il pic nic, quindi perché affollarsi dentro alle mura? (Wikipedia)

Dopo il pranzo, abbiamo fatto il percorso esterno alle mura e siamo giunti al padiglione del Games. Già dalla nostra direzione si vedeva che erano stati previsti tre scaglioni e ci siamo messi ad aspettare. Tra i furbetti, c’è stato uno che, pur di non fare la fila come tutti, ha attraversato il fosso e si è infiltrato tra la gente prima che la polizia potesse fermarlo… se non avessi avuto la bimba, l’avrei ributtato volentieri nel fosso.
Nonostante tutto, non ci abbiamo messo molto a raggiungere l’interno e lì ci siamo accalcati nella bolgia con la bimba sulle spalle del papà. Abbiamo potuto salutare altri conoscenti, ma dato che la gente aveva riempito ogni tavolo non c’è stato modo di provare alcunché… il lato dei videogames era inoltre il peggiore perché, a quanto ho capito, c’era la finale di League of Legend e c’era gente in ogni dove. Mi spiace per gli standisti che non hanno avuto la possibilità di vendere alcunché.

Usciti da questo girone infernale, abbiamo scoperto che l’altro lato era stato istituito un senso unico per agevolare l’ingresso al games e siamo passati dalla porta San Pietro, quella che tutti utilizzano per entrare in città essendo la più vicina alla stazione. Un’altra bolgia in cui ci fermiamo per un cambio-pannolino al volo con la bimba in piedi (tecnica affinata nei giorni di Battle for Vilegis) e poi via, su per le mura. Abbiamo avuto la s/fortuna di trovare la sfilata steampunk che bloccava la strada come se non ci fossero già le persone a bloccare e abbiamo salutato un altro amico e poi ci siamo diretti alla Citadel, altrimenti conosciuta come “il supermercato della Mytholon”.
Il perché di questo soprannome è presto detto: metà del padiglione più grosso è dedicato interamente alla Mytholon che si occupa dei prodotti dedicati al LARP, il resto sono bancarelle dedicate a costumi, accessori, fatine, armi e armature di ogni tipo. Anche qui è stato un giro ed esci, ma quanto meno si riusciva a respirare tra gli stendini.

Non abbandoniamo ancora totalmente il mondo del fantastico perché ci dirigiamo all’area dedicata a DragonAge Inquisition e scopriamo che le case e gli standisti sono coloro che abbiamo incontrato a maggio scorso a Battle For Vilegis. Rimembriamo alcuni eventi del passato, salutiamo un po’ di persone, ma visto che la casetta con il gameplay non poteva contenere più persone e c’erano almeno cinque persone all’esterno che cercavano di guardare dentro, diamo appuntamento al gioco al 20 novembre (e qualche mese dopo per far calare i prezzi) e continuiamo il nostro giro.

Combattimento
Un combattimento sorvegliato dal saggio giudice (Simone Lerda)

Non essendo ancora le 17 e avendo un appuntamento per porta San Pietro, ci dirigiamo al padiglione Napoleone. La Piccioncina è dovuta forzatamente stare sulle spalle. L’unica cosa che ho visto è stata il titano senza pelle dato che sono tappa un metro e mezzo e non abbiamo potuto trovare nessuno… l’unico che abbiamo visto è stato Bigio, il creatore di Drizzit che mi sembrava emozionato come un bambino per l’aver incontrato tanti cosplayer dei suoi personaggi… tranquillo, Bigio, al prossimo evento portiamo anche la Piccioncina vestita da Katy!
Poi l’appuntamento con alcuni amici e facciamo le 18 a forza di chiacchiere e battute e poi si affronta la parte peggiore… il rientro.

In realtà non è stato così traumatico, messa la Piccioncina in auto e date tre ciucciate è crollata. Il traffico è stato dirottato tra le strade e siamo arrivati abbastanza presto a casa… tanto che alle 21 avevamo già cenato e messo a dormire la Piccioncina.

L’organizzazione del Lucca Comics dovrebbe fare i conti con il fatto che ogni anno vengono sempre più persone e attrezzarsi di conseguenza (bagni chimici più sparsi, centro cittadino chiuso al traffico, una migliore comunicazione con Trenitalia causa, come sempre, di profondi disagi), c’è chi suggerisce di fare due eventi, ormai i numeri lo consentono, chi non vuole più venire dopo quest’anno e chi ci tornerà.
Noi? Sì, noi ci torneremo, ma stavolta senza pagare il biglietto.

Un’altra considerazione… mi spiace per la ragazza è caduta, ma la gente dovrebbe imparare dalla storia: quanta gente è caduta cercando di assaltare le mura di un castello o una città? Innumerevoli… quindi no, nessuna pietà per gli stolti.
Gente che si trovava in bagno quando distribuivano il buon sensoGente che si trovava in bagno quando distribuivano il buon senso [Fonte]