Il nostro viaggio incomincia alla mattina, facendo colazione alla Patisserie che si trova all’incrocio tra Rue Monge e Rue des Boulangers. Purtroppo non mi ricordo il nome dato che l’edificio era in ristrutturazione e anche l’immagine di street view non aiuta in tal senso. Tra le patisserie della zona è tra quelle più buone che abbiamo assaggiato e per fare colazione sconsiglio vivamente di andare avanti lungo Rue Monge fino al giardino di piazza Paul Langevin. Questo piccolo parco, per quanto abbastanza ben tenuto, è la casa di molti senza tetto ed il giorno prima abbiamo avuto paura a mangiare lì con la bimba. Consiglio invece di tornare verso Place Monge e guardare sulla sinistra dove una porta con l’elmo di un gladiatore conduce alle Arenes des Lutece, l’arena romana che è stata in parte restaurata e nella quale vengono fatti anche degli spettacoli estivi. Salire sugli spalti non è complicato e la tranquillità e l’assenza di persone permette di gustarsi la propria colazione senza pensieri.

Il tempo non è dei migliori e decidiamo di sfruttare un’altra attrattiva del Paris Pass, il Big Bus Tour. Spesso ho visto per le città italiane e a Barcellona questi bus e non mi hanno mai entusiasmato più di tanto, ma sembrava la cosa migliore visto il tempo. Per raggiungere l’agenzia per prendere i nostri biglietti dobbiamo scendere a Piramides e poi fare un pezzo di strada a piedi, ma una volta lì vediamo già un po’ di persone in coda. Entriamo e capiamo che tutte quelle persone erano parte di un unico gruppo e parliamo con una signora che ci consegna i biglietti e nel frattempo arriva anche l’autobus. La nostra meta è la Conciergerie, il tribunale parigino, e la sua fermata è accanto a Notre-Dame. Quello che mi ha fatto rivalutare il bus turistico è la presenza dell’audioguida, liberamente consultabile tramite le cuffie consegnate alla salita (se non vi danno le cuffie, si trovano in uno scatolone accanto al posto dell’autista). La Piccioncina si guarda attorno mentre seguiamo le varie informazioni sui luoghi toccati dal tour e finalmente raggiungiamo la fermata. Da lì proseguiamo lungo la Senna, allontanandoci da Notre-Dame, e ci vuole un po’ prima di arrivarci. Nel mentre vediamo che tutto il mondo è paese: proprio accanto alla centrale di polizia una persona cerca di parcheggiarsi col motorino in un luogo dove non dovrebbe, all’ufficiale che gli dice che non ci può stare risponde che è per poco tempo ma poi è costretto a desistere e se ne va.

L'aereo dei patrioti

L’aereo dei patrioti

Prima di andare a vedere la Conciergerie, la Piccioncina vuole camminare un po’ e la portiamo nella zona pedonale, seguendola con attenzione, ma ci incuriosisce la presenza di un aereo della seconda guerra mondiale. Il papà si allontana per fare qualche foto e mentre la Piccioncina gioca a passare da una transenna all’altra vedo che è per l’anniversario della resistenza francese.

Torniamo verso la Conciergerie, cercando di capire da che parte si entra. Davanti a noi c’è una fila e una parte vuota che porta dell’ingresso al tribunale e noi ovviamente prendiamo la fila. Sfortuna, o no, vuole che quella fila è dedicata all’ingresso della Sainte-Chapelle. Questa cappella con le vetrate alte ben 12 metri è nata per custodire le reliquie della corona di spine da Luigi IX, per capire quanto la religione fosse sentita nel periodo medievale, la cappella è del 1246, la reliquia della corona di spine venne consegnata dall’imperatore Baldovino II di Costantinopoli come pegno per un importante prestito.

Seguiamo le persone e l’interno della cappella e la sala che ci si prospetta davanti è molto più bassa di quanto ci aspettassimo. Le pareti sono in parte da restaurare e vi è un negozio si souvenir. In fondo alla sala vi si trova la statua del re e la Piccioncina non vuole restare con noi, così, mentre papà fa le foto, la mamma lancia un’occhiata qui e lì mentre la bimba corre e cerca di oltrepassare le transenne di corda, poi torniamo verso l’esterno e facciamo le strette scale a chiocciola che ci portano al piano superiore.

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Le vetrate della Sainte-Chapelle

Sopra di noi si staglia altissimo il soffitto mentre non una delle parti delle vetrate si trovano senza un disegno di soggetto religioso. Rimaniamo ad osservare le vetrate cercando di non perdere di vista la Piccioncina e notiamo che una parte è nascosta da impalcature. A differenza della Parigi medievale, quella moderna è piena di smog e ciclicamente bisogna ripulire le vetrate ed il rosone ed era quest’ultimo il soggetto nascosto. Scendiamo nuovamente le strettissime scale a chiocciola e ci dirigiamo verso l’ingresso del tribunale. Qui siamo titubanti. Si può entrare? Non si può? Non vi è alcuna indicazione in merito e vedendo tante persone dedite al lavoro rinunciamo alla visita per tornare a prendere il bus, ma mentre usciamo vediamo che la coda è notevolmente aumentata fino a oltrepassare l’ingresso della Conciergerie.

Al ritorno sul bus ci attende una spiacevole sorpresa: l’audioguida parla solo in francese. Uno dei passeggeri cerca di informare la guida del malfunzionamento e la signora controlla, ma con aria di supponenza dice che va tutto bene… eh, no, bella mia! Ci tocca fare il resto del bus senza l’audioguida che ci avrebbe permesso di apprezzare nuovamente il tour e speriamo di poter scendere davanti all’Hôtel national des Invalides, ma… il bus non si ferma e tira dritto, riportandoci al punto di partenza davanti all’Opera e nel frattempo la Piccioncina si addormenta durante la corsa.

Ecco cosa succede a fotografare un'armatura non illuminata

Ecco cosa succede a fotografare un’armatura non illuminata

Sconsolati, ci tocca scendere e prendere la metro per visitare il museo d’armi presso l’Hôtel des Invalides. A meno che non abbiate un’intera giornata a disposizione, vi consiglio di scegliere uno o due periodi storici e vedere quelle sale immense ed interminabili. Giusto per dire, noi li abbiamo scattato più di 200 foto!

Tra cavalieri in armatura su cavalli bardati, armature giapponesi e faretre di seta (sono in una sezione poco illuminata per non far scattare le foto), cannoni e armi da fuoco ci perdiamo per le sale del museo. In questa parte del museo vengono  trattate le armi bianche e le prime armi da fuoco, spaziando dall’Europa al Medioriente (vi sono una bella cotta di maglia da cavallo e spade finemente decorate) all’Asia.

ATTENZIONE: sconsiglio vivamente l’uso dei bagni vicino al negozio di souvenir, è sporco, fa schifo e c’è una puzza indescrivibile. Non c’è né un fasciatoio per i bimbi e bisogna cambiare il pupo in piedi, né la carta igienica e fa schifo pure ai maschi.

Configurazione della fascia

Configurazione della fascia “lunghi tratti” davanti a Montmartre

Usciti dal museo torniamo a prendere la metro da Ecoile Militaire, usando la linea 8 fino a Concorde e lì la 12 fino ad Abbesses. Arrivati alla fermata, non fate come noi: prendete il primo ascensore che trovate. Questa è una delle poche fermate della metro fornite di ascensore e se avrete la nostra stessa malsana idea vi troverete per tempo immemore a dire “tra poco si esce”… che con una bimba sulle spalle sarà ancora più immemore. Fortunatamente riusciamo ad uscire e ci troviamo davanti ad un ufficio postale, che stavamo cercando dal primo giorno. Entriamo per cercare di prendere dei francobolli ma, a parte l’ufficio postale, c’è una parte di negozio e delle macchinette con le quali si possono non solo comprare e apporre i francobolli, ma anche spedire le lettere. Non abbiamo con noi le cartoline e non ne capiamo il funzionamento, ma solo dopo, spiando un’altra persona, riusciamo a comprendere: bisogna mettere le cartoline sul piatto, scegliere il tipo di pacco che si invia e quindi la nazione destinataria.

Riusciamo a comprare i sei francobolli, arrabattandoci tra pass e monetine per raggiungere il peso delle cartoline, e ci dirigiamo verso la chiesa. Non appena vediamo il percorso dei gradini e del parco, decidiamo di sfruttare la funicolare, anche questa inclusa nel Pass, e facciamo una fila discreta per poter stringerci come sardine per il breve tratto. La vista su Parigi è mozzafiato e sotto di noi si stendono i giardini e ci fermiamo a fare le foto di rito prima di visitare la chiesa.

Dopo aver visto Notre-Dame, Sainte-Chapelle la chiesa risulta insipida, ma quello che mi colpisce è la vendita di cerini: dai 2 € per quelli più piccoli ai 10 per quelli grandi che da noi si trovano anche al supermercato a 3-4  euro. Inoltre, ogni statua aveva la sua bella cestina delle offerte… non mi avrebbe dato fastidio se si fosse limitato alle 2-3 che ci sono in qualunque chiesa, ma ogni 2-3 metri c’era la statua di un santo! Usciamo da questa macchina per arraffare soldi e leggiamo che abbiamo l’accesso ad un trenino e pensiamo sia quello che si trova davanti alla chiesa, quindi prendiamo posto.

Se qualcuno mi dicesse che quelli di Lega Nord sono dei razzisti esaltati, gli presento volentieri l’algerino a capo del trenino. Arrivato in Italia da clandestino irregolare, dopo che è stato accolto, sfamato e gli è stato messo un tetto sopra alla testa, se n’è andato in Francia e ha il diletto di insultare gli italiani (gli unici che gli andavano a malapena bene erano i veneti e alle povere siciliane sedute davanti a noi ha detto che una ragazza venuta lì l’estate prima era veneta… di Udine). Scopriamo che il nostro pass non è per quel trenino e ci indicano dove andare a prendere, quindi recuperiamo la bimba e andiamo verso Place du Tertre dove gli artisti fanno ritratti più o meno satirici di quanti lo desiderano.

Mi sento di sconsigliare vivamente il “Au Clairon Des Chasseus”, per un gelato di tre palline e due crepe con una pallina di gelato, all’esterno e con notevole ritardo ci hanno chiesto 14 €. Pulito anche il piatto, e non avremmo potuto fare di meno visto il costo, e lasciata la mancia proseguiamo per le strade verso la discesa e cerchiamo di raggiungere Gare du Nord per prendere la metro fino a Gare de l’Est e da lì prendiamo la solita metro 7 per arrivare a place Monge. Iniziamo a preparare le valigie e ci dirigiamo verso il Royal Jussieau per la nostra ultima cena parigina. L’unica cosa che consiglio di non prendere, qui, è l’ile flottant, l’isola di albume è gigantesca rispetto alla salsa e non si riesce a finirla.