Bisogna fare una premessa a questo primo viaggio oltre confine della Piccioncina: abbiamo scelto la destinazione e organizzato il tutto due giorni prima di partire e non conosciamo il francese.

Abbiamo scelto Parigi per varie motivazioni, la prima è che la Piccioncina mal sopportava i lunghi viaggi in auto, quindi destinazioni come il Galles e la Normandia sono state scartate a priori. Abbiamo pensato anche all’Olanda, scegliendo il treno per gli spostamenti da una città all’altra, ma non ci soddisfaceva pienamente, oltre al fatto che abbiamo reputato pericoloso stare ad Amsterdam dopo una certa ora con una bimba così piccola.
Non ci restava altro da fare che optare per una capitale e qui eravamo in dubbio tra Londra e Parigi. Ci siamo documentati sulle attrattive della capitale britannica e di quella francese, con le varie possibilità di arrivo ed alloggio, e quindi abbiamo scelto: saremmo andati a Parigi.

Come sempre accade durante i nostri viaggi, nelle valigie ci sono al 75% le cose della bimba e il restante nostre: un paio di ricambi completi per la mamma, un cambio per il papà, tutti i cambi possibili immaginabili per la bimba tranne i pannolini (abbiamo preso solo quelli strettamente indispensabili per i primi giorni per risparmiare sullo spazio). Grazie a quest’organizzazione dello spazio abbiamo potuto optare per solo due trolley senza dover pagare il bagaglio in stiva e ce la siamo cavata più che egregiamente.

Dato il poco tempo a disposizione, abbiamo visitato un’agenzia turistica per un pacchetto completo, ma ci hanno detto che tutti i voli e gli hotel erano pieni e che ci conveniva andare in Grecia (immaginate che piacere per me che soffro il caldo…), quindi abbiamo lavorato da soli.

hotel Saint Christophe
Hotel Saint Christophe [fonte]

Dopo aver guardato siti quali Kayak e VolaGratis, abbiamo optato per un volo Easyjet prenotato direttamente dal sito e con la selezione dei posti da Venezia Marco Polo a Parigi Charles de Gaull. Visto che saremmo andati con la nostra auto all’aeroporto, abbiamo prenotato un posto auto al ParkingGo, dato che l’Alipark era pieno. Come l’Alipark, che avremmo preferito in quanto era già strato provato da mio fratello, il ParkingGo offre il servizio navetta per arrivare diretti al terminal e all’incirca ogni mezz’ora va a recuperare i clienti di ritorno dai loro viaggi.
Tramite Booking.com abbiamo prenotato la nostra camera al Saint Christophe, tra le varie offerte degli hotel la scelta è caduta su questo in quanto, a leggere i commenti, aveva i letti più grandi della zona parigina ed il mio compagno è più alto della media dei letti. Si trova in una zona tranquilla, vicino a numerosi ristoranti e patisserie.

Scelto il volo e l’hotel, non rimaneva altro che guardare le attrazioni ed i trasporti e leggendo numerosi diari di viaggio abbiamo scoperto l’esistenza del Paris Pass. Questo servizio contiene l’ingresso a numerose attrazioni, compreso il Louvre e la Torre Eiffel, con la possibilità di saltare la fila in diversi luoghi ed è possibile scegliere tra diversi abbonamenti alla rete metropolitana. Abbiamo speso in tutto 346 €, ma mai soldi furono stati spesi meglio: abbiamo saltato la fila al Louvre, dove altrimenti avremmo perso almeno metà giornata in coda e nell’unico giorno di brutto tempo abbiamo avuto modo di sfruttare il BigBus Paris che ci ha fatto avere una panoramica delle opere più importanti.

Tra stampe, richieste e risposte abbiamo corso in quei due giorni di preparativi ed, infine, è arrivato il giorno della partenza.

Valutando la distanza tra Trieste e Venezia e la possibilità di code in autostrada, abbiamo deciso di partire all’incirca 3 ore prima della partenza, prevista alle 14:40. Una sosta rapida all’autogrill per prendere dei cracker per la Piccioncina e siamo arrivati subito al parcheggio. Mentre Simone firmava le carte per la custodia dell’auto, abbiamo caricato sulla navetta le valigie e messo la bimba in fascia. Il tragitto è stato breve, ma quello che non ci è stato fornito è stato di una cintura per la bimba da attaccare a quella della madre come avrebbero fatto più avanti in aereo, questo è l’unico appunto che posso fare al parcheggio.

All’aeroporto abbiamo scoperto che con Easyjet non era necessario presentarsi al check-in se non si avevano valigie da imbarcare separatamente e ci siamo diretti al piano soprastante per passare il metal detector e dirigerci al gate. La parte del metal detector è stata ampliata, spingendosi all’interno della zona dedicata alle partenze e vi era del personale a smistare le persone nei vari controlli. Non abbiamo dovuto aspettare molto che ecco eravamo all’interno dell’aeroporto e ci dirigevamo al gate. La Piccioncina ha corso ovunque mentre aspettavamo l’ora d’imbarco, abbiamo pranzato e quindi… la tragedia. I minuti hanno cominciato ad accumularsi sulla colonna dei ritardi e fortunatamente la bimba si è messa a dormire sulle mie gambe, dato che ha corso per tutto il tempo seguita a turno da uno dei genitori.
Quello che manca nelle aree dei gate di Venezia Marco Polo è un’area dedicata ai più piccoli, in modo da potersi sfogare nel caso in cui l’aereo ritardi come in quel caso.
Nel frattempo è giunta una dei dipendenti della compagnia aerea ad offrire un voucher a ciascuno dei passeggeri per prendere qualcosa da mangiare mentre si ingannava l’attesa. Finalmente, dopo 3 ore di ritardo causa maltempo trovato dall’aereo, siamo riusciti ad imbarcarci e qui avviene una bella sorpresa: le famiglie con bambini hanno l’accesso prioritario. Evitiamo la mega-fila che si era formata al gate e riusciamo a salire sul bus che ci porta all’aereo e finalmente possiamo salire.

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Ravanando nella rete dei giornali

Sull’aereo ci forniscono della cintura per la bimba e possiamo finalmente staccarci dal suolo. La Piccioncina è più attirata dai giornali che dal panorama e da buona 15mesenne si diverte ad aprirli, girarli e cercare di fuggire per andare avanti e indietro per l’aereo. Il viaggio non dura molto, ma devo dire che l’ha superato egregiamente. Per evitarle fastidio agli orecchi, l’abbiamo attaccata al seno sia alla partenza che all’arrivo.

Arrivati a Charles de Gaulle in una giornata nuvolosa, non mettiamo ancora il naso fuori dall’aeroporto e ci dirigiamo all’esterno senza dover aspettare le valigie alla ricerca della RER. I cartelli sono chiari e abbiamo visto tramite il sito dell’hotel quale fosse la strada migliore per arrivare e abbiamo optato per la RER B fino a Chatelet e poi la 7 fino a Place Monge. Andiamo alla biglietteria telematica per fare il biglietto e siamo in fila come tutti gli altri quando una signora ci indica che più avanti ci sono altre macchinette deserte e cogliamo al volo il suggerimento. In un attimo riusciamo a fare il biglietto e ci dirigiamo alla fermata della RER dove c’è un treno in attesa e chiediamo ai passeggeri nel nostro inglese un po’ maccheronico se è quello il treno che si dirige a Parigi e quindi lo prendiamo.

Un cambio al volo e via, verso la RER

Un cambio al volo e via, verso la RER

Il tragitto è lungo e non abbiamo ancora respirato l’aria francese dato che la fermata di Chatelet è sotterranea e lì cerchiamo di chiedere al punto informazioni se il nostro biglietto della RER valga anche sulla rete normale. Quel che ci rispondono è incomprensibile e tentiamo la sorte cercando la fermata per il numero 7, ma… disastro, la fermata è stata soppressa per lavori. Con tutto il tempo in cui potevano farli abbiamo avuto la fortuna di beccarli durante la vacanza. Quanto meno sono indicate chiaramente le istruzioni per raggiungere la nostra fermata e prendiamo il 14 verso Le Piramide e poi da lì il 7 verso Place Monge… ed è qui che ho ringraziato il fatto che non usiamo il passeggino da mesi. L’uscita della metropolitana è formata dalle sole scale e al massimo c’è una scala mobile in salita, quindi viene da chiedersi come facciano le mamme col passeggino a scendere.

Una volta all’esterno, ricontrolliamo la mappa e raggiungiamo l’hotel dove veniamo accolti da una calda atmosfera e ci viene fornita la chiave della stanza al quinto piano. La chiave è una piccola lastra di plastica su cui sono stati creati dei fori che coincidono soltanto con l’ingresso della propria stanza e lì lasciamo le valigie. La stanza non è molto grande, lo stretto indispensabile per mettere a terra i trolley, cambiarsi e dormire, ma nel letto, come avevamo letto nei commenti, Simone è riuscito a starci giusto, avendo 1,82 m.

Non abbiamo molte indicazioni per dove andare a mangiare, quindi lasciamo le chiavi alla reception e torniamo indietro verso Place Monge, dove avevamo visto un ristorante, il Bistrot du Marché. La cena non è stata degna di nota, un paio di panini, ma ci ha riempito lo stomaco.

Tornati in hotel, scopriamo due cose: l’elettricità non funziona e non abbiamo i dati per accedere ad internet. Facciamo un sospiro e crolliamo sul letto, ci avremmo pensato il giorno successivo…