Dopo una buona nottata, iniziamo il nostro primo vero giorno parigino.

Non appena scendiamo, segnaliamo il problema dell’elettricità in reception e ci assicurano che avrebbero controllato il malfunzionamento, quindi ci dirigiamo alla metro. La nostra meta è il negozio di dolciumi “Les Delices” dietro al cinema multisala “Grand Rex” in Rue Poissonerie. Controlliamo per bene il percorso, dovendo fare un cambio ed essendo sempre la fermata di Chatelet sotto lavori e raggiungiamo la fermata di LaFayette.

Dopo l'Irlanda, non poteva mancare lo Starbucks parigino

Dopo l’Irlanda, non poteva mancare lo Starbucks parigino

Usciamo davanti ai grandi magazzini e percorriamo il Boulevard de Bonne Novelle godendoci uno scorcio di boulevard privo di tutti i turisti e delle macchine. Tra i vari negozi ed hotel che vediamo possiamo notare senza problemi l’Hard Rock Café che è ancora chiuso, il museo delle cere, la cui facciata è in fase di restauro, un macDonald aperto per la colazione, lo Starbucks e, finalmente, il gigantesco multisala. Non si capisce subito dove dobbiamo andare, ma nella stradina accanto, rue Poissonerie, proseguendo per un bel po’ si trova sulla destra il piccolo negozio di dolciumi ancora chiuso (apre alle 10 e noi eravamo lì attorno alle 9), quindi si torna allo Starbucks per fare colazione. Tra pancake, muffin doppio cioccolato e yogurt giganti per la taglia della Piccioncina sentiamo parlare già i primi italiani. Devo dire che l’avevo messo in conto, scegliendo una grande città, ma speravo di evitarli almeno il primo giorno in giro…

Quindi si torna a “Les Delices”, possiamo recuperare senza problemi il Paris Pass e abbiamo le guide addirittura in italiano e ci spiegano brevemente come funziona. Ci rimettiamo in marcia per tornare indietro e facciamo tappa da Hard Rock per i regalini di rito, tra cui troviamo un body per la bimba… anche qui, nonostante sia appena aperto, troviamo già i primi italiani a fare shopping e facciamo bene attenzione a non farci sentire da loro, ma quando paghiamo la cassiera ci chiede da dove veniamo e lì ci tocca rispondere che stiamo a Firenze. La cassiera è contenta e inizia a dirci che quest’estate è venuta anche lei nella nostra città e ci augura una buona permanenza parigina.

L'interno della Galleria LaFayette

L’interno della Galleria LaFayette

La meta successiva sono le gallerie LaFayette, il centro dello shopping parigino, nel quale si trovava l’installazione artistica “L’uomo che medita” o qualcosa di simile, è il manichino bianco in quella mongolfiera appesa al soffitto che vedete qui affianco. Il piano terra è dedicato ai profumi e agli accessori, poi vi sono quattro piani di moda femminile di ogni genere, un intero piano dedicato ai giochi ed uno per i souvenir.
Ovviamente ci diamo allo shopping dei regalini sfrenato, ma, nonostante girassimo nel piano dei giochi e quello dei regali, Simone non riesce a trovare il puzzle con qualcosa di caratteristico di Parigi… finché non vede una persona con il puzzle sotto braccio. Gli chiediamo informazioni in inglese e otteniamo le indicazioni nella stessa lingua, ma mentre cerchiamo di decifrarle, ci chiede se siamo italiani e ce le ripete in italiano. In pratica, questo signore della Belgica per lavoro aveva imparato l’italiano e lo parlava benissimo. Finalmente possiamo prendere il puzzle in bianco e nero ed uscire da lì. Ci fermiamo da H&M per un cambio scarpe senza troppe pretese e quindi di nuovo alla metro per tornare verso la Senna, a Place della Concorde.

Una delle fontane a Place de la Concorde

Una delle fontane a Place de la Concorde

Questa piazza di forma ottagonale è stata costruita dall’architetto di Luigi XV e ha visto l’esecuzione di Luigi XVI. Da questa piazza ha un obelisco donato dal vicerè d’Egitto in mezzo a due fontane indentiche e si possono vedere bene l’arco di trionfo, la Madeleine e il Palais-Bourbon, e i giardini di Toileries al termine del quale si trova il Louvre. All’interno dei giardini vi è un lunapark istituito per festeggiare l’anniversario della prima partenza di una mongolfiera.
Sconsiglio vivamente di mangiare in uno dei chioschi del lunapark, ci siamo fermati a prendere un panino ma la qualità era infima, credo sarebbe stato meglio approfittare di uno dei tanti piccoli ristoranti all’aperto lungo il viale centrale all’interno del parco.

Da lì raggiungiamo la Senna e attraversiamo il ponte davanti al Musée d’Orsay per cercare di raggiungere la torre Eiffel. La strada è lunga e cerchiamo di avvalerci dei tram, ma non riusciamo a trovare una fermata utile, quindi tra le vie lungo la Senna riusciamo a prendere un autobus che ci porta dopo un po’ di giri a place Jacques Rueff, a metà strada tra les Invalides e la torre Eiffel.

Piccioncina addormentata davanti alla torre

Piccioncina addormentata davanti alla torre

Alla torre vediamo un curioso fenomeno che si manifesta anche davanti alla torre di Pisa: i turisti si mettono a forma di torre rovesciata oppure cercano di prenderne la punta, noi andiamo ad esplorare la torre e ci mettiamo in fila. Ci è andata piuttosto bene visto che abbiamo aspettato “solo” 45 minuti per poter salire al secondo livello, il primo è destinato al ristorante, ed i pannelli luminosi indicavano che il terzo livello era chiuso per saturazione di persone… che ovviamente non volevano scendere. La salita con l’ascensore stracarico è rapida e all’interno della torre, dove vi sono i negozietti, non vi è molta gente, ma non appena mettiamo il naso all’esterno vediamo tutti intenti a fare le foto ed i video. Vi è anche una moltitudine di gente ferma in attesa di prendere il secondo ascensore, ma dato che le persone in cima non sono scese è tutto bloccato.

La vista dal secondo piano

La vista dal secondo piano

Continuiamo il giro della torre, scattando diverse foto e poi ci dirigiamo all’ascensore, mettendoci diligentemente in coda. Ci vuole un bel po’ prima di riuscire a scendere, ma, quando stiamo per arrivare alle porte, scattano i due minuti di odio intenso: una famiglia con tanto di passeggino ingombrante e figli quasi adulti salta la fila e cerca di entrare prima di tutti. Per soddisfazione mia e di altri italiani, gli vengono chiuse le porte in faccia e devono aspettare l’ascensore successivo, sul quale riusciamo ad ammassarci anche noi e creare un piccolo spazio per la Piccioncina.

Il nostro tour parigino continua lungo la Senna, in particolare cerchiamo di scansare degli artisti di strada che stanno bloccando le scale dalla strada alle banchine per raggiungere l’attracco del Bateaux Parisiens, uno dei battelli che percorrono un lungo itinerario sul fiume. Il giro in battello era una delle cose incluse nel Paris Pass e vi sono due modi per sfruttarlo: sedersi all’esterno per godersi il panorama ma perdere tutte le spiegazioni che vengono fornite all’interno tramite audioguida o stare all’interno e vedere le immagini tramite gli schermi collegati dalle telecamere frontali. Ignorando il fatto dell’audioguida e che fosse in italiano (cosa non scontata), noi siamo andati sul tetto del battello, all’inizio erano tutti seduti al loro posto, ma non appena sono iniziati i ponti la gente si è buttata sul parapetto per scattare foto e video, impedendo a chi era seduto di godersi il panorama. Per questo siamo scesi e abbiamo scoperto l’esistenza delle audioguide. Il percorso dura un paio d’ore, giusto il tempo di una panoramica e riposarsi i piedi dalle fatiche giornaliere e prepararsi per la ricerca della metro.

Purtroppo anche questa metro ha dei lavori in corso e bisogna camminare molto e seguire vaghe indicazioni per poter prendere il bus che sostituisce quella tratta e poi la metro per tornare all’hotel. Durante il rientro costeggiamo il lungo parco in cui è ospitata la galleria naturale, dalla quale gli scheletri dei dinosauri ci facevano l’occhiolino, e un ristorante mediorientale all’interno di quella che sembra essere una moschea e ci fermiamo al Carrefour a prendere i pannolini che non ci eravamo portati dietro. Il costo è grosso modo quelli italiani, ma hanno due comodità: sono fatti a mutandina (assolutamente necessario dato che raramente abbiamo trovato fasciatoi) e avevano una striscia adesiva per chiuderli una volta usati.

Per la cena cambiamo ristorante e, memori del pasto poco piacevole e della pessima senape del giorno precedente, ci dirigiamo lungo rue Cardinal Lemoine alla ricerca di un ristorante. Tra panini, pizze sicuramente non fatte da italiani, optiamo per un ristorante all’angolo “Le Royal Jussieu”, abbiamo preso un panino abbondante di pollo con patatine e un’omelette con tre uova e ripieno per quattro e ne siamo usciti sazi e pagando il giusto. I camerieri sono stati molto cortesi con la Piccioncina, che comunque tenevamo d’occhio affinché non desse fastidio agli altri, ed il tavolo all’angolo è stato il nostro preferito per i giorni rimanenti.

Una volta tornati all’hotel ci annunciano che la corrente è stata ripristinata e ci vengono forniti i dati di accesso ad internet, così possiamo sentire i parenti e aggiornare gli amici più stretti di quanto avevamo fatto finora.

Però… uno va all’estero per non trovare italiani… e si ritrova circondato…