Il terzo giorno si preannuncia già carico di visite e, alla mattina, con i minuti contati. Infatti ci siamo messi d’accordo con alcuni parenti che vivono a Parigi per incontrarci per pranzo e la nostra prima tappa è il museo naturale, poco distante dal nostro hotel.

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La galleria dell’evoluzione

L’ingresso del parco che ospita il museo naturale si trova oltre un cancello in ferro battuto, oltre il quale si perde tutto il rumore della capitale francese. Vi sono numerosi sentieri che gli appassionati di corsa possono sfruttare per tenersi in forma anche durante le vacanze e un lungo giardino botanico nel quale rilassarsi.

Avendo poco tempo a disposizione, abbiamo optato per visitare la sola galleria dell’evoluzione. Il biglietto non è compreso nel Paris Pass, ma già all’ingresso si vede che il museo merita appieno il suo prezzo: ci attendono due scheletri di balene appesi e in fondo si intravede lo scheletro di un capodoglio.

Il museo è diviso in più piani, ognuno con un tipo di animali: il piano terra è dedicato agli animali acquatici. Nelle vetrine sono esposti pesci, crostacei e persino delle meduse, mentre al centro animali quali delfini, tartarughe e pesci di grossa taglia. In più vi è una parte fatta a forma di grotta nel quale vengono ricostruiti alcuni ambienti marini con le creature che lo abitano e un grosso narvalo con la spiegazione dell’origine dell’unicorno. Nella parte dove si trova il narvalo ci sono anche dei giochi per i più piccoli che danno la possibilità di capire da quali animali fosse composto l’unicorno e scrivere i nomi degli animali in inuit.

Gli animali della savana

Gli animali della savana

Saliamo al primo piano e abbandoniamo le profondità marine per addentrarci nella savana, dove sono raggruppate tutte le specie viste nei documentari. Non solo la parte centrale è visitabile, ma anche i corridoi laterali contengono parti di approfondimento e laboratori per i bambini.

Ai piani superiori sono spiegate le evoluzioni degli animali e della tecnologia e quali sono gli animali che ad oggi vengono allevati dagli uomini e come sono state selezionate le piante fino ad avere, ad esempio, il mais che grigliamo oggi d’estate. Le parti più interessanti si trovano però nelle sale che danno all’esterno: vi è una sala dedicata a Kiki, la tartaruga che visse per più di duecento anni e che è stata imbalsamata nella stessa posizione in cui amava farsi fotografare, e una dedicata agli animali estinti ed in via di estinzione. Quest’ultima sala è stata quella in cui mi sono rattristata di più vedendo quante specie sono scomparse finora e quante tra poco non vi saranno più.

Dobbiamo lasciare in fretta il museo e corriamo a prendere la metro per raggiungere i giardini Tuileries per incontrare i nostri parenti. Da lì camminiamo su tutto il lungofiume per raggiungere il centro ed il quartiere latino, dove troviamo il luogo dove pranzare: il bar ristorante Le Sainsev’, in Rue Saint-Séverin 17. Allungando l’occhio agli altri tavoli cerco di farmi un’idea di quello che vi si può ordinare e l’attenzione mi cade sulla pentola di cozze che sta sfamando diverse altre persone. Il pranzo è buono e costa il giusto, considerando che siamo in centro, ma metto in guardia quanti pensando di raggiungere il bagno in passeggino: il bagno si trova in fondo a delle strette scale a chiocciola e all’interno vi sono due bagni (sì, due di numero), un lavandino il cui piano si allunga. Non vi è traccia di materassino, quindi sarà il genitore a dover portare con sé il necessario per il cambio.

Notre-Dame de Paris

Notre-Dame de Paris

Salutati gli amici, continuiamo la visita della città nel cuore pulsante di Parigi, l’Ile de la Cité. E’ sul nucleo dell’isola che i Parisi costruirono il loro oppidum, il villaggio fortificato, assediato da un luogotenente di Cesare, nello stesso luogo i romani costruirono Lutetia e nel corso dei millenni l’isola venne allargata.

Prima di andare a visitare la cattedrale, però, visitiamo le sue cripte il cui ingresso è poco distante. Prendo solo un’audioguida, essendo solo in inglese tra le lingue a me facilmente comprensibili, e visitiamo i camminamenti attorno ai vari livelli di storia della città. Nel pavimenti dei camminamenti sono anche indicate le strade che si trovano sopra di noi e dove si trovano le mura della cattedrale e in una sala poco distante si possono notare le banchine dei romani con la ricostruzione visibile di come doveva apparire un tempo.

Lasciato il sottosuolo, però, ora affrontiamo la cattedrale, vi è un po’ di fila ma scorre rapido e ben presto ci troviamo all’interno. E’ difficile a parole descrivere la vastità della struttura. Ci sono voluti più di duecento anni per realizzare l’intera opera ed il tempo ha influito sulla varietà degli stili nel quale veniva costruita.

"E' questo il tempo delle cattedrali..."

“E’ questo il tempo delle cattedrali…”

Il soffitto s’innalza per molti metri sopra di noi e tutte le vetrate fanno passare così tanta luce che sembra di essere all’esterno. Nel coro vi sono diversi modelli di Notre-Dame e di come venne realizzata e, a lato, vi è anche un’area dedicata ai tesori della chiesa. In questa parte vi sono abiti in seta, ori e lavori in pietra dura che ti fanno pensare a cos’è diventata la religione cattolica, essendo nata come religione per i poveri, e a come doveva vivere da re chi stava all’interno dell’ordine ecclesiastico rispetto alla gente comune.

Terminiamo la visita nella cattedrale e ci dirigiamo nella via accanto dove si trova l’ingresso per visitare le torri. La fila è lunga e ci mettiamo pazientemente ad aspettare, ma degli addetti ci vedono con la bimba e ci fanno passare davanti a tutti, mentre ad un certo punto credo sia stata chiusa la fila… nel tempo che sarebbero arrivati sarebbe già sopraggiunto da tempo l’orario di chiusura.

Che ne sarà di noi?

Che ne sarà di noi?

Saliamo i primi gradini che ci portano alla libreria e alla biglietteria e con il Paris Pass proseguiamo senza problemi. Qui la fascia è stata di vitale importanza: non vi sono, ovviamente, ascensori e i passeggini vengono lasciati all’ingresso e scendendo dall’altra torre poi bisogna tornare indietro a prenderli. Saliamo fino alla base delle campane e poi tutti vengono bloccati. Non si sa perché, ma non si va più né avanti né indietro. In quel momento capita il disastro: le campane iniziano a battere le 18 e la Piccioncina si spaventa.

Non riusciamo a calmare la bimba in nessun modo, né le coccole né la tetta hanno successo e cerchiamo di farci strada con la bimba piangente a suon di “excuse me”, “pardon”, “sorry, the baby is crying”, fino ad arrivare all’inizio della fila. La strada era chiusa perché le persone stavano scendendo dalla cima delle torri. Provo a richiamare l’attenzione della persona a guardia del valico, ma i miei “excuse me” cadono nel vuoto finché una signora non mi suggerisce un “si vu plé”… ce ne vogliono due o tre, ma alla fine mi capisce e cerco di spiegargli che voglio scendere per calmare la bimba e mi lascia passare. Solo una volta a terra la bimba riesce a calmarsi con un supplemento extra e possiamo tornare all’hotel e al ristorante che ormai è stato eletto come nostro preferito, ma abbiamo una spiacevole sorpresa: essendo domenica è chiuso!

Proviamo a vagare in quella zona per trovare qualche altro ristorante e non vogliamo fermarci per prendere una pizza (siamo in Francia e andiamo a mangiare un piatto italiano? Ma anche no!), quindi torniamo indietro e oltrepassiamo il bistrot della prima sera fino a fare praticamente tutta la discesa verso l’esterno della città per trovare un ristorante, le Village Monge, dove abbiamo un’ordinaria cena prima di tornare all’hotel e prepararci per la sfacchinata del giorno successivo…